martedì 26 marzo 2013

Fantastici burger vegan/gluten free di lenticchie




Le lenticchie sono i miei legumi preferiti e si prestano a varie preparazioni: zuppe (Zuppa di lenticchie di Castelluccio all’indiana con focaccia calda, con la pasta (La pasta e lenticchie di Norma), olio e sale ecc. Per non prepararle nel solito modo, questa volta ho deciso di consultare il libro del mio amico Marco Bianchi (A colazione con Marco Bianchi) e ho realizzato dei burger deliziosi. Il risultato è stato sorprendente: morbidi, delicati e molto saporiti.  Questa ricetta è rivolta soprattutto alle mamme che non vogliono preparare i soliti hamburger ai propri figli che, di solito, mangiano mal volentieri i legumi. Potete servirli impiattandoli con delle patate al forno e della crema di yogurt oppure preparare il classico panino con pomodori, cipolla e lattuga. Ma la bellezza della cucina sta proprio nel fatto che ognuno si può sbizzarrire, seguendo i proprio gusti e le proprie preferenze. 

Ecco gli ingredienti per la preparazione di quattro burger:

500 gr. di lenticchie bollite
3 cucchiai di farina di mais fioretto
2 cucchiaini di spezie a piacere (ad esempio curry, garam masala oppure curcuma)
1 cipolla
3,4 pomodori secchi
2 carote
Pepe qb
Sale qb
2 cucchiai di olio evo


Preparazione:

In un recipiente alto e capiente versate tutti gli ingredienti e con un mixer ad immersione create una massa morbida che andrete a far riposare in frigo per circa una mezz’ora (in modo tale che si compatti per bene). Poi, fate scaldare una padella antiaderente e formate i vostri burger (io ho usato un attrezzo per la realizzazione degli hamburger, ma potete farlo anche con le mani). Imbevete d’olio evo della carta assorbente e passatela sulla padella in modo tale da non far attaccare i vostri burger, adagiateli con cura e fateli cuocere per tre, quattro minuti per lato. Servite caldi o tiepidi accompagnati da un contorno e delle salse a vostro piacimento.  Davvero ottimi!




lunedì 18 marzo 2013

Profumi mediorientali : deliziose falafel



Non le avevo mai mangiate, aspettavo l’occasione giusta per prepararle e così è stato. La ricetta l’ho scopiazzata dalla mia amica e blogger Zucchero d'Uva e il risultato è stato eccezionale.  Ma facciamo un passo indietro : il termine falafel deriva dal copto e sta a significare “con tanti fagioli”. Infatti, questa pietanza che ha origini mediorientali, può essere preparata usando materie prime vegetali differenti, anche e soprattutto a secondo del paese dove vengono mangiate : fagioli, fave e ceci sono i legumi che maggiormente vengono utilizzati per la realizzazione.  La preparazione più conosciuta è sicuramente quella a base di ceci, accompagnata da salse e intingoli vari (tahina e yogurt su tutte) che ne vanno ad esaltare il sapore e gli aromi. Avendole preparate per una cena con tante persone, ho fatto una dose tripla di quella standard (e non me ne sono pentito, anzi) riscuotendo un grande successo!

Ingredienti per una trenta falafel:

500 gr. di ceci secchi
2 cipolle bianche
2 cucchiaini di cumino
Prezzemolo fresco qb
2 cucchiaini di bicarbonato
Sale qb
Pepe qb
Olio di semi d’arachide per friggere

Preparazione:

Ammollate i ceci per almeno ventiquattro ore in una boule con abbondante acqua  affinché si ammorbidiscano. Scolateli, sciacquateli e passateli al mixer. Aggiungete gli ingredienti e impastate fino ad ottenere una crema abbastanza solida da poterla lavorare con le mani. Nel caso in cui fosse troppo liquida potete aggiungere della farina di ceci. Assaggiatela di sale e procedete alla cottura. In una pentola profonda portate l’olio a temperatura (circa 170°) e friggete le vostre polpettine un po’ per volta (questo per evitare che l’olio si abbassi di temperatura). Fatele asciugare su una carta assorbente e servite tiepide o fredde, magari accompagnate da una salsa allo yogurt o tahina. Buon appetito!

martedì 12 marzo 2013

Pane al mais, saporito, delicato e croccante!




Alla Coop avevo comprato dei panini al mais e mi erano piaciuti molto, così ho deciso di replicare a casa e realizzare una pagnotta sana e saporita. Ho usato la pasta madre, farina di mais “fioretto” (quella per la polenta per capirci) e semola rimacinata di grano duro. Il risultato è stato una pagnotta come quelle di un tempo, compatta, con un bel colore, croccante e molto, molto saporita. L’ho impastata a mano e questo mi ha fatto capire la differenza con il classico pane : al tatto molto granulosa, morbida e “strana” tanto da avere dubbi sul risultato finale. Invece  stata una piacevole scoperta, anche se utilizzando la pasta madre, i tempi di lievitazione si sono allungati (per la presenza di farina di mais e semola che sono farine molto più pesanti).




Ecco gli ingredienti:

300 gr. di farina di mais fioretto
300 gr. di semola rimacinata di grano duro
300 ml. di acqua
170 gr. di pasta madre rinfrescata da 4 ore
1 ½ cucchiaino di sale
2 cucchiai di olio evo








Procedimento:

Sciogliete la pasta madre nei 300 ml. di acqua e aggiungete le farine mescolate, l’olio evo e il sale. Impastate per una decina di minuti, lasciate lievitare per circa due ore coprendo il tutto con un panno umido. Trascorse le due ore, date forma alla vostra pagnotta, fate dei tagli sui lati per migliorare la lievitazione e fate lievitare per altre tre ore. Io l’impasto l’ho fatto il pomeriggio e la seconda lievitazione per tutta la notte. Riscaldate il forno a 200° e lasciate cuocere per circa quaranta minuti. Lasciate raffreddare la vostra pagnotta su una grata in modo tale che l’aria circoli intorno e poi…buon appetito!














mercoledì 6 marzo 2013

Un hot dog vegan/gluten free? Si può!



E’ sempre una sfida avvincente dover riproporre cibi che mangiamo quotidianamente e che, per scelta personale o per necessità, molte persone non possono mangiare:  chi soffre di celiachia (e su questo blog stiamo cercando di approfondire nel miglior modo possibile questo problema con ricette e racconti personali), chi fa una scelta vegetariana, escludendo dalla propria dieta carne e pesce, e chi ancora, fa una scelta vegana, non solo escludendo prodotti animali, ma anche suoi derivati come uova, latte, ecc. ecc. Oggi voglio proporvi un esperimento che, fortunatamente, è andato a buon fine, ossia l’hot dog senza glutine e vegano. Roba da non credere, vero? Andiamo con ordine. Per primo, prepareremo i panini, poi procederemo alla realizzazione della maionese vegana (che scoperta!) e infine alla composizione del piatto.

Panini per hot dog gluten free (dose per due persone):

300 gr. di farina gluten/free della Coop
350 gr. di acqua tiepida
½ cubetto di lievito di birra o ½ bustina di lievito secco
Olio evo qb
Sale qb
Semi di sesamo qb

Procedimento:

Essendo priva di glutine, la farina ha bisogno di una fortissima idratazione e per questo per 300 gr. di farina io uso circa 350 gr. di acqua. La farina Coop ha la caratteristica di essere facilmente lavorabile ed è abbastanza elastica (cosa rara per un mix di farina per celiaci). Una volta creata la massa aggiungendo alla farina l’acqua, il lievito, l’olio evo ed infine il sale, la mettete a lievitare anche per un paio di ore, poi realizzate i panini a forma di hot dog e fate lievitare un’altra ora o due (consiglio sempre forno spento con luce accesa). Accendete il forno a 200 gradi, cospargete i panini con i semi di sesamo e infornate per circa 25 minuti. Una volta cotti, lasciateli raffreddare su una grata, poi apriteli e, io preferisco così, eliminate la mollica in eccesso per far spazio al contenuto.

Maionese vegan

E’ strabiliante come, senza uova, si possa creare una crema così morbida e così deliziosa e, soprattutto, così vicina di sapore alla maionese convenzionale.  In più, potrete andare a personalizzarla con altre spezie ed erbe a vostro piacimento, a secondo dei vostri gusti e delle vostre esigenze. Per questa preparazione devo dare onore e merito al mio caro amico Marco Bianchi, oramai diventato il guru del mangiar sano.

Ingredienti:

100 ml di latte di soia non zuccherato
65 ml di olio di mais
50 ml di olio evo
1 cucchiaio di limone o di aceto di mele
Sale qb
Pepe qb
1 cucchiaino di curcuma

Procedimento

Inserite tutti gli ingredienti in un contenitore alto e relativamente stretto e con il frullatore ad immersione andate ad emulsionare il tutto per qualche minuto fino a che non si crei un composto cremoso. Assaggiate di sale e ponete in frigo per minimo un’ora, al fine che l’emulsione si stabilizzi.

Realizzazione del panino

Nei vari negozi di cibi bio (ma li ho visti anche alla coop), vendono dei gustosissimi wurstel di tofu affumicati. Ero molto scettico la prima volta che li ho comprati, ma vi posso assicurare che sono davvero ottimi e somigliano tantissimo a quelli animali (che non compro mai non per una scelta vegetariana ma perché credo siano una bomba chimica per il nostro organismo – provate a leggere gli ingredienti). Provate a servirli ai vostri amici, li sentiranno un po’ “strani” all’inizio, poi vi assicuro che non si accorgeranno di nulla!
Aprite il vostro panino, una bella spalmata di maio vegan per creare una base morbida, un wurstel di tofu alla piastra e insalata mista, poi ancora maio vegan e, magari, anche un ketchup fatto in casa con pomodori, aceto e zucchero.
Questo panino è davvero sorprendente :  ottimo di sapore, sanissimo, gluten free, privo di proteine animali e, sicuramente, almeno con il 50% di calorie in meno rispetto ad un classico hot dog. Provatelo, ne vale davvero la pena…buon appetito!

giovedì 28 febbraio 2013

Io, celiaca


Cosa vuol dire essere celiaci? Di definizioni ce ne sono tantissime nel web. Ma al di là delle parole pronunciate da esperti dottori, cosa succede nella mente di un individuo affetto da Morbo Celiaco? Solo lui può raccontarlo. Così, essendo celiaca, voglio raccontare la mia esperienza. Sono trascorsi tanti anni da quando ho stretto tra le dita quella diagnosi, da allora nulla è stato semplice, perché mangiare è una necessità quotidiana per vivere, e avere proprio nel piatto, in cucina o sulla tavola il proprio nemico, non è facile. Sono trascorsi 13 anni da allora. Ora sono serena e non ho più alcun problema, perché tutto è cambiato, a partire dalle mie abitudini. Buona lettura.

“Breve racconto di una dieta stravolta"

Avevo vent’anni quando il gastroenterologo mi disse che ero celiaca. 
Ricordo che mentre me lo comunicava, rimasi seduta alla sua scrivania, senza fiatare, più del dovuto. Lui dovette capire che una doccia fredda aveva gelato i miei pensieri e, per tranquillizzarmi, smise di parlare dei cibi vietati e mi elencò le cose che avrei potuto mangiare liberamente. Ma la mia attenzione si fermò a “da oggi in poi non potrai mangiare pasta, pane e pizza”. 
Uscì dalla clinica piangendo. A farmi male era l’idea di una malattia a vita, dalla quale non ci si può liberare.
Che qualcosa in me non andasse era un dato di fatto, dal momento che dimagrivo progressivamente sempre di più, fino a toccare i trentanove chili, e le analisi del sangue risultavano allarmanti. Vomitavo sempre dopo aver mangiato e questo mi ha causato non pochi problemi con i miei genitori che pensavano fossi anoressica, bulimica o giù di lì. Ma a me della linea asciutta non importava: mangiavo tanto e con gusto ogni pietanza che mi si presentava sotto al naso (si, perché ogni volta che mangio, soprattutto cose nuove, ho il vizio di cominciare ad assaporare con il naso; devo sniffare l’odore per capire se alle papille gustative piacerà!). 
In media, divoravo 200 gr di pasta “normale” ogni giorno, tra pranzo e cena. Adoravo tutto ciò che era fatto con farina: focaccia, pizza, pane, dolci. Dire che ero una simpatizzante dei carboidrati è sminuire quella che era una vera e propria passione! Passione traditrice, perché più mi cibavo di quelle cose che amavo, più loro mi logoravano dall’interno. Subdolamente mi stavano distruggendo l’intestino, il fegato e tutti i valori fondamentali del sangue, esponendomi a vari rischi, tra cui, il peggiore, il cancro all’intestino. 
All’indomani della gastroscopia e biopsia al duodeno e, quindi, del verdetto medico, mi svegliai per fare colazione e seduta al tavolo non sapevo cosa mangiare. Non credo sia semplice capire il dramma di chi solitamente spazzola via una rossetta con burro e marmellata, per concludere una prima colazione cominciata con un mega “zuppone” di latte e savoiardi. Mia madre mi allungò la mia tazza di tè (all’inizio non potevo toccare neanche i latticini perché alle intolleranze piace viaggiare insieme e dovevo fare altre analisi per capire se era anche il mio caso). Nessun biscottino, nessun pezzo di torta alle mele, niente. Solo tè. Inutile dire che la pancia brontolò tutta la mattinata!
Il pranzo a base di risotto con funghi andò decisamente meglio. All’inizio fu davvero brutto, perché nel Duemila ancora non esistevano tutti i prodotti alternativi senza glutine che, invece, oggi si trovano in grande varietà praticamente ovunque. A rendere, poi, il tutto più complicato erano le mie care vecchie abitudini, come il panino all’olio farcito con la nutella alle quattro di ogni pomeriggio; oppure la fetta di pane casereccio con i pomodorini freschi, basilico, sale e olio paesano alle undici del mattino, mentre preparavo gli esami universitari. 
Il giorno seguente, il secondo da celiaca, un’amica di mia madre mi diede un pacco di pane e pasta senza glutine del figlio celiaco e mi indicò la farmacia più fornita di questi prodotti. La prima volta che mangiai quel pane ci rimasi male: già l’aspetto fu deludente, ma quello che risultò tremendo fu il gusto. Per farvi capire: avete mai mangiato il pancarré? Appena aperto il pacco, le fette sono fresche e morbide, ma dopo qualche giorno si sfiatano e diventano tavolette di pane vecchio, duro e dal gusto cattivo. Ecco! Questo era il sapore di quel pane appena aperto il pacco. E non vi dico il giorno dopo cos’era diventato!
Ma ben presto capii che il gusto è un qualcosa che si può plasmare e, per fortuna, dopo qualche mese cominciai a tollerare i sapori dei prodotti sottovuoto che acquistavo rigorosamente in farmacia a prezzi incredibili. Con il tempo sono riuscita addirittura a trovare alcuni di essi gradevoli. 
Per me era una vita nuova, diversa, un po’ più complicata. Dovevo evitare di dover mangiare fuori casa, quindi di andare fuori a cena con gli amici o con il ragazzo. Anche andare a casa di amici spesso diventava un incubo per via delle contaminazioni o delle cose che non potevo neanche annusare. 
Sono nata e vivo a Salerno, una città campana dalla forte tradizione per la pasta e la pizza. Per i salernitani cenare con la pizza è un qualcosa del tutto naturale e molti lo fanno più di una volta a settimana. Per me tutto era cambiato, ma la pazienza è alleato del tempo e mi sono abituata a una vita priva di glutine.
È stata dura, lo ammetto, e ancora oggi, oggi che ho trovato alternative più che valide a tutti i cibi vietati, oggi che trovo prodotti per me ovunque, oggi che la celiachia è molto più diffusa e conosciuta, oggi che i ristoranti e le pizzerie hanno intravisto un business accattivante nel cibo gluten free, ebbene, ancora oggi quando passo nei pressi di un forno e l’odore di pane appena sfornato circola in me, un senso di malinconia torna a pizzicarmi il cuore. Ma dura un attimo, perché nella vita ci si abitua a tutto.
Rosanna Gentile

martedì 26 febbraio 2013

Fotostoria di una cena gluten free

Non capisco come spesso e volentieri le persone che devono organizzare una cena con amici celiaci vadano in paranoia. Per me è un divertimento, una sfida a realizzare piatti ugualmente gustosi ma privi di glutine. Il risultato è davvero ottimo (a parlare è lo "spazzolamento" della tavola avvenuto in poche ore :) ). Ovviamente da solo non ce l'avrei mai fatta, mettere a tavola tredici persone non è semplice e devo ringraziare in primis Elisa che ha ideato con me alcuni piatti, si è dedicata alla preparazione della tavola, del dolce, dei muffin salati e quant'altro;  poi ringrazio Dario (alias Duca di Salaparuta e fondatore della "Taverna 1919") ed Augusto per il prezioso aiuto in termini di "sous chef", spesa, pulizia cucina e soprattutto assaggio delle pietanze :). E' stato molto faticoso, ma preparare una cena per amici a cui tieni veramente è davvero gratificante. Questo è stato il menù della serata, fotografato in parte (purtroppo) e che nei prossimi post andrò ad analizzare singolarmente dandovi le ricette:

Antipasti misti : 

- bruschetta (anche gluten free) con ragù di tentacoli di totano
- totanetti ripieni di ricotta e pesto (gluten free)
- girelle di pasta sfoglia con salsiccia e stracchino
- panini (anche gluten free) con affettati toscani come finocchiona e salame
- muffin salati con formaggio (gluten free)
- falafel accompagnati da crema allo yogurt (gluten free)

Pizza (anche gluten free):

- salsiccia e broccoli
- salamino piccante
- tonno e cipolla
- crema di tartufo e mozzarella

Dolci:

- cheese cake al cioccolato (gluten free)
- mousse al cioccolato (gluten free)

Per le preparazioni gluten free che necessitavano di farina, ho usato quella della coop (che ha un costo anche molto contenuto) che ha detta di Rosanna è la migliore che lei abbia mai provato (questo è un consiglio spassionato a tutti coloro che vogliano sperimentarla).


Purtroppo per alcune preparazioni non abbiamo fatto in tempo a scattare delle foto, non ce ne hanno dato il tempo! :)

Ecco a voi le foto, nei prossimi giorni le singole ricette!
















mercoledì 20 febbraio 2013

L'intervista di Viaggi Culinari: Ivan, un poeta a Masterchef

Trentacinquenne di Comiso, sguardo curioso, dialetto marcato, con una laurea in scienze politiche in tasca, Ivan è arrivato ad un passo dalla finalissima della seconda edizione italiana di Masterchef, che consacrerà il migliore aspirante chef tra migliaia di partecipanti.

- Siciliano doc, accento inconfondibile,  animo sensibile,  autoironico,  per niente calcolatore:
ti riconosci in queste caratteristiche?

Decisamente si, hai usato aggettivi che in un certo modo mi identificano. Non è facile andare avanti nella vita con queste caratteristiche , pare che oggi varrebbe più la celebre frase di Hobbes :”Homo Homini Lupus”, piuttosto che valori come quelli da cui mi sento rappresentato. La giustizia sociale, il romanticismo, l’altruismo, la collaborazione, l’amicizia e non da ultimo un certo amore per tutto ciò che si fa. La sicilianità poi è un tratto essenziale della mia persona, pazienza per la dizione. Non vorrei mai snaturarmi, basta farsi capire e noi siciliani in quello siamo bravissimi.

- Sei arrivato ad un passo dalla gran finale, cosa ti è mancato?

Mi è mancato solo un si da parte dei giudici. Lungi da me far polemica, però c’era una certa disparità di difficoltà nel piatto che ho dovuto preparare io (un piatto a base di crema di fagioli della chef Budel, con olio al prezzemolo, soppressa acidulata e schie) e quello che ha dovuto preparare Andrea (il calamaro ripieno della Signora Lidia Bastianich), non trovi? Andrea è stato comunque il più bravo ed è andata come è andata.

- Quella crema di fagioli e schie non era proprio nelle tue corde o la pressione ti ha giocato un brutto scherzo? Sbirciare da Tiziana non è stata affatto una buona idea, vero?

La prima volta che ho fatto il piatto decisamente si. L’ho completamente cannato. Colpa mia, sia chiaro, non di Tiziana. Era normale osservare il vincitore della "Mystery Box"  per carpirne i segreti e, in un piatto come quello, era essenziale. Tiziana però non ha giocato pulitissimo, c'è da dirlo, prima temporeggiava con le preparazioni, poi la frittura delle schie mi ha dato il colpo di grazia.
Bisogna sempre cucinare con passione, concentrarsi sul proprio lavoro e cercare di non copiare mai, beh…almeno ho imparato la lezione.

- Il tuo sogno è quello di scrivere un libro di ricette e poesie,  ci daresti un’anticipazione?

Il progetto sarebbe quello, ma al momento più che un progetto è un sogno, o meglio un ambizione.
Vorrei fare letteratura (si, qui lo ammetto, sono un minimo presuntuoso) e non una semplice accozzaglia di poesie e ricette. Ci vuole un Leit Motif  per il libro, qualcosa che faccia da anello di congiunzione per due mondi cosi’ apparentemente distanti, ma in realtà cosi’ incredibilmente vicini.
Ci sono precedenti illustri, Montalbano con il suo “ricette immorali” o Isabel Allende con il suo “Afrodita”, stranamente in entrambi i casi l’anello di congiunzione è rappresentato dall’erotismo, dal sesso; io cerco disperatamente qualcosa di più vasto (non necessariamente casto) che faccia da collante tra il cibo e la vita. Del resto senza cibo non c’e’ vita…

- Come sei arrivato a partecipare a Masterchef?

Ho seguito la prima edizione l’anno scorso e mi sono davvero divertito, visto che i miei amici si deliziavano ad ogni cenetta che mi “costringevano” a preparare, mi sono detto, perché non provare? Loro hanno fatto il resto incoraggiandomi parecchio, anche mia madre mi ha dato un bell’aiuto, ho sempre avuto anche il suo esempio in cucina, è un ottima cuoca.
Quindi ho mandato un email alla redazione del programma scatenando la reazione a catena che mi ha portato fra i diciotto partecipanti a Masterchef seconda edizione.

- L’amore per la tua terra si trasmette con il tuo modo di cucinare, sei un amante della cucina tradizionale tout court o ti piace rivisitarla?

Vivo nella mia sicilia in provincia di Ragusa, terra straordinaria resa celebre dal serial TV “il commissario Montalbano”.  Non so se per esigenze lavorative future dovrò spostarmi al nord, non lo temo, mi adatto bene, ma avrei sempre una gran nostalgia della mia terra. Qui sono nato e qui vorrei morire, ma ancora c’e’ tempo.
La mia cucina si basa sulla tradizione culinaria siciliana, per poi rielaborarla. Abbiamo ricette che le nostre nonne si tramandano da generazioni, credo siano un piccolo patrimonio dell’umanità, è necessario svecchiarle, reinventarle senza pero’ snaturarle.

- Nell’ultima puntata a cui hai partecipato vi hanno teso un tranello: un piatto immangiabile con spugne di mare crude e altri accostamenti improbabili. A te piaceva, l’hai fatto per compiacere la giuria o davvero era un buon piatto per te?

Ho assaggiato in prima istanza la spugna di mare, ha un sapore estremamente deciso, molto forte. In pratica devi tenere in mente il sapore già forte di un ostrica ed amplificarla almeno per dieci. Ecco, forse avrai un idea di che sapore ha la spugna: è come mordere un pezzo di scoglio. Ma io quel sapore lo adoro, da piccolo stavo in acqua ore ed ore, facevo pesca subacquea, quindi non è un sapore tremendo per me. Certo assaggiando poi il piatto nella sua completezza mi sono reso conto del tranello e di tutti gli errori fatti appositamente da Chef Cracco per metterci in difficoltà.

- Come hai intenzione di “sfruttare” questa tua esperienza a Masterchef? I tuoi piani per il futuro sono cambiati?

Nella mia vita hanno contato più le passioni che lo studio. Sono laureato in scienze politiche con una tesi di laurea abbastanza complessa sull’evoluzione del parlamentarismo italiano. Ma non sono mai riuscito a trovare un straccio di lavoro con i miei studi. La passione per l’elettronica (si, sono un gran nerd ipertecnologico) mi ha portato a lavorare come impiegato per una grande multinazionale giapponese di elettronica, l’amore per la letteratura mi ha ripagato con qualche poesia vincitrice in certi premi letterari e l’amore per la cucina mi ha portato a Masterchef. Quindi lascerò scorrere la passione, che cosi’ bene mi ha portato nella vita. Spero di continuare sulla strada della ristorazione e di perfezionarmi, di scrivere un libro, e ora, a questo, si è aggiunto anche un enorme affetto verso le persone che mi hanno seguito con molto amore a Masterchef. Persone come me, che si sono immedesimate forse nei miei pregi e anche in alcuni dei miei difetti. Mi danno quotidianamente dimostrazione di stima ed affetto tramite i vari social. Mi sono davvero legato a questo mio “pubblico”, li considero amici, non telespettatori,  e mi piacerebbe non perdere questo tipo di rapporto. Quindi se mi chiedessero di fare qualcosa in Tv mi farebbe piacere, perchè so che farebbe piacere a molta gente,  non lo farei per mero esibizionismo, vanagloria o sete di denaro.

- Sulla tua pagina web di masterchef c’e’ una frase virgolettata che ti rappresenta  “Sii  gentile con gli altri, lavora sodo, ama e mantieni la calma, sempre”. Forse è proprio la calma che ti è mancata per non arrivare alla finale?

La calma è sempre essenziale, qualunque lavoro tu svolga, qualunque cosa tu abbia in mente di fare andrebbe prima ragionata, razionalizzata e filtrata dal cervello alle mani e poi giù, attraverso il cuore.
Chiaramente a quel punto della gara eravamo tutti sotto pressione, i ritmi sono serratissimi in uno show come Masterchef ed il minimo passo falso può essere fatale. Sono partito molto in sordina nel programma per poi dare il meglio di me durante la seconda metà della mia esperienza. L’errore decisivo è stato il primo (la prima volta della crema di fagioli) non il secondo. Immagina cosa avrei potuto fare con quel pesce nell'esterna a Portofino (gli aspiranti chef hanno dovuto affrontare una prova "esterna" cucinando pesce appena pescato  ndr.)
Peccato non si viva di “se” o di “ma", accetto comunque la mia quarta posizione come un grande trionfo, all’inizio della competizione non ci avrei scommesso, ma le sfide si vincono anche nel lungo periodo, oltrepassando i propri limiti e Masterchef è una maratona piuttosto che una corsa ai 100 metri.


- Sei un personaggio sui generis, ami leggere e comporre poesie, l'ultimo libro che hai letto?Lo consigli?

Il “Mercoledì delle ceneri” di Ethan Hawke, libro splendido, fatto di dialoghi lucidi e alcune volte sognanti. A prima vista sembra una classica storia adolescenziale, ma nasconde tanto di più, consigliatissimo. Hawke  non finisce mai di stupirmi, lo seguo sin dal suo esordio letterario ed è pure un bravo attore, segno che il talento, quando c’e’, non riesce ad essere confinato ad una sola “arte”.

- Se potessi tornare indietro avendo la possibilità di riparare ad un errore, cos’è che non rifaresti?

La solita crema di fagioli della Chef Budel, non c’e’ due senza tre…

- Lavorare accanto a personaggi del calibro di Cracco, Barbieri e Bastianich dev’essere davvero emozionante e formativo, da un punto di vista umano e professionale cosa hai imparato?

Da Cracco ho imparato che l’amore, la passione e la costanza per ciò che si fa sono determinanti per far bene qualcosa, si, anche urlandolo!
Da Chef Barbieri ho avuto una grande lezione pratica quando mi sono cimentato nell' imitare la sua performance nel duello con Daiana, rifare quel piatto è stato emozionante e costruttivo e ho capito come lavora un vero Chef con la C maiuscola, sembrava danzare tra una preparazione e l’altra, tra i fornelli ed il forno. Un vero Maestro.
Da Bastianich ho imparato a dare valore, anche economico, a quello che si cucina. C’e’ il costo delle materie prime, vero, ma anche la manodopera va pagata, e lui da vero “Restaurant Man” lo sa benissimo (a proposito leggete il suo libro, è davvero bello!).

- Come è stato  il rapporto con i tuoi colleghi?

Ottimo con molti, sciapo, per dirla alla Barbieri, con alcuni , pessimo in rari casi.

- Non ti chiediamo che vincerà quest'anno, ma secondo te chi merita di più tra i tre finalisti?

Tifo per Andrea perché credo sia l’unico che voglia fare davvero lo Chef! Ha passione, tenacia, determinazione e rispetto per le materie prime, tutte doti che un grande Chef dovrebbe possedere.

- Amare la cucina significa rispettare la terra e i suoi prodotti, cosa pensi della “corrente molecolare”?

Di sicuro è qualcosa da provare, ma di certo non è il “mio” modo di vedere la cucina. Lascio l’alchimia agli alchimisti, per me la cucina è amore per le splendide materie prime che la natura ci regala, passione e creatività nel pensare un piatto e cuore nel realizzarlo. Chiaramente anche la “pancia” e quindi il sapore deve essere eccellente, nonché la vista (e quindi niente mappazzoni, please!) e l’odore. Un grande piatto dovrebbe stimolare tutti e cinque i sensi.

- Se avessi un ristorante, come sarebbe?

Sarebbe un posto con pochi coperti, diciamo una ventina. Sobrio ma elegante, niente di eccessivo. Andrei a scegliere il pesce fresco dai pescatori la mattina e cucinerei per chi ama quei tipi di piatti che a me riescono meglio.
Vorrei portare il sapore del mare a tavola, far godere un'esperienza rilassante ed appagante.
Buona musica, ottimo cibo, grandi vini. Niente confusione, nessuno stress.

- Concludiamo con  un consiglio da dare a tutti i passionali della cucina e del mangiar bene.

Rispettate sempre il posto dove cucinate, il piano di lavoro, i fornelli. Manteneteli lindi e puliti, occupatevi di una preparazione per volta, senza strafare. La cucina richiede anche metodo, e se c’e’ qualcosa che ho imparato di pratico a Masterchef è proprio l’ordine in cucina.
In ultimo, grande attenzione nella scelta degli ingredienti, roba fresca, di stagione e possibilmente a chilometro zero. Buon appetito a tutti!

Ivan, grazie del tempo che mi hai dedicato e delle risposte articolate ed esaustive. Se il buongiorno di vede dal mattino...in bocca al lupo per il tuo futuro!